Il singolo riempipista e le sberle. by Eccellenza Sir Crom
21/01/2009, 12:39 pm
Filed under: Editoriali | Tag: , ,

108553171_995d5fe8d8

Leggendo un libro di recente acquistato mi imbatto in qualcosa che mi fa riflettere. Nella fattispecie sto leggendo “How Black was our Sabbath”, una biografia dei Sabbath inedita in Italia. Nel parlare dell’enorme e rapida popolarità che i Sabbath raggiunsero nell’arco di due soli dischi e soprattutto con il singolo Paranoid, dicono questa cosa:

“I Black Sabbath erano preoccupati di poter essere accusati di svendersi e le loro paure peggiorarono quando giovani e sovreccitati ragazzini amanti del pop cominciarono a presentarsi ai loro concerti reclamando il singolo Paranoid. La band era interessata a suonare per fans appassionati che volevano godersi l’intero set, non volevano orde di mocciosi che berciavano ai loro show e ribadirono questa cosa in varie interviste all’epoca, con Ozzy che asseriva di non voler produrre singoli mai più”

Ecco, leggere di come una delle più grandi rock band di tutti i tempi fosse attenta al suo rigore artistico, di come alla fama facile preferisse un pubblico appassionato con il rischio di non fare una sterlina, di come il singolo fosse visto come antitetico al rock (e prima di loro anche i Led Zeppelin si schierarono contro la politica della “one hit wonder” da singoli) mi fa prendere un po’ un crampo allo stomaco se penso a come oggi in realtà si vive di soli singoli. Soprattutto a Roma dove “rock” è una parola perlopiù decorativa dei myspace di teenagers a-la-page, che amano sentirsi dei “tipi rock” ma in sostanza, per l’appunto, vanno a ballare singoli pop ogni weekend nei club.

Di recente andai a vedere i Datsuns, onesta band di onesto rock n roll balzata all’attenzione degli hipsters anni fa, in pieno periodo di revivalismo rock in chiave modaiola, per la canzone “Motherfucker from hell” di cui girava anche il video. Per anni è stata messa nei club “indie” e “alternative” nel momento “rock n roll” del djset (quello per intenderci in cui i ragazzini che 2 secondi prima ballavano sinuosi gli Smiths cominciano a fare le corna e a dimenarsi con gli Stooges perchè fa molto rock). I Datsuns indifferenti del successo del singolo, han continuato a suonare onesto rock n roll e per il loro pubblico di “ragazzini fanatici del pop” persero di interesse, c’era un nuovo “flavor of the week” su NME o su internet. Al concerto c’erano un sacco di questi tipi così, di sicuro più di quanti erano li per il concerto. Immobili e un po’ spaesati per tutto il set si sono rianimati soltanto quando hanno suonato il singolo. E li giù con corna e dimenarsi, come nel club nel momento rock n roll, come da copione. I Datsuns apparivano rassegnati.

Il fatto è che a Roma è stato uno dei concerti con più pubblico pagante che ho visto nello scorso anno per il genere musicale\grandezza della band in questione, quindi ho dedotto che per far girare il meccanismo dei concerti (ovvero: concerti con affluenza di pubblico=soldi per gli organizzatori= altri concerti) ormai l’unica risorsa è sperare che un gruppo che ti piace, piaccia almeno per 2 mesi anche agli hipsters di modo che poi allo show ci sia abbastanza gente da invogliare gli organizzatori a farne un altro.

Clubbing Roma 2008

E ti tocca sopportarli li con i loro vodka-lemon che fanno le corna mentre e si scattano le foto per facebook da taggare magari con “Me, fuckin’ rockin yeah!”. Il che mi suona un po’ di sconfitta… Dove è “l’appassionato pubblico del rock” a Roma? Possibile che siano sempre quelle sparute decine di persone che becchi a ogni concerto? In una città di milioni di abitanti è possibile che non esista una “scena” sufficentemente consapevole e forte da poter fare da pubblico non solo ai concerti grandi? Ma quelli che stanno a centinaia a vedere i Motorhead il resto dell’anno che si vanno a vedere?  Ma che qua a Roma siamo buoni solo a ballare? Ma davvero mi merito una generazione così?!

Ho invidia di quegli anni  in cui i giganti riempivano indifferentemente i clubs, i teatri, gli stadi, senza sputtanarsi e il loro pubblico era appassionato e fedele. Mi son stufato dei “one hit posers”, ho voglia di vedere gente alzare le corna sinceramente.

Ah e “Disco sucks”, sempre.

Eccellenza Sir Crom



Introduzione by Enea Odino Drago
14/01/2009, 4:46 pm
Filed under: Editoriali | Tag: , ,

In questo momento mi trovo negli Stati Uniti ancora per qualche giorno: quando esco all’aperto per fumare una sigaretta il fumo si ghiaccia e le dita assumono un colorito violaceo, che dopo qualche minuto ha del macabro. In queste circostanze mi sono trovato davanti ad un bivio: stare a casa e fare cose, o uscire di casa e diventare blu ed immobile per sempre come i mammuth. Ho quindi deciso finalmente, dopo mesi di chiacchiere e distintivo, di aprire Beholder, il cui scopo principale sarà quello di comunicare roba e parlare di cose.

1. In particolare siamo interessati a castigare le forze del male, che di questi tempi nelle mie terre natìe (i.e., l’imperitura città di Roma) imperversano: per questo ben presto entreranno a far parte del club entità benigne di ogni tipo, un bianco concilio di coraggiosi, pronti a scandagliare lo scibile umano.
2. La seconda nostra grande missione consiste nell’incentivare le attività dei nostri concittadini in un ambito che ci è particolarmente caro: quello della musica (in particolare rock, sperimentale, alternativo, o no). Faremo anche questo, con un occhio di riguardo per chi è in grado di chiamarsi fuori da un’ottica provinciale e autoreferenziale: Roma è una grande città e merita gente migliore per un underground migliore.
3. Parleremo anche di altro, perché, nonostante sia un campo in cui siamo attivi, crediamo che la musica, oggigiorno, non sia alta cultura, contrariamente a quanto il pretenzioso snob musicale voglia farci credere. La dura realtà ci ha insegnato che Morrissey non basta a rendere le persone interessanti.

Ben presto inizieremo inoltre ad uploadare musica più o meno bizzarra, divertente, o difficile da trovare, per chi è interessato.
Per ora passo e chiudo, vado a prendermi un caffè brodoso e a scaldarmi un bagel.

Odino Enea Drago